Leggere storie: uno strumento per aver cura

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https://www.artesettima.it/2021/01/08/il-piccolo-principe-e-lessenza-del-vivere/

Pensando ad alcune lezioni universitarie, ricordo come la professoressa M. Campagnaro, responsabile dell’insegnamento di Teoria e storia della letteratura per l’infanzia e della biblioteca, abbia tracciato un percorso di scoperta di un mondo che purtroppo durante l’infanzia non ho esplorato un granché: storie di personaggi, boschi, viaggi, immagini, colori, metafore…

A noi studenti la professoressa ha letto numerose storie e ricordo in maniera vivida che il tempo della narrazione era così seducente ed intriso di suggestioni emotive, che quel rituale narrativo è stato per me un dono che sento di voler ri-donare. Il dono sta proprio nel rito, nello scambio in cui si può aver cura di se stessi e dell’altro. Infatti dal punto di vista educativo ciò che viene offerto è un incremento delle competenze, spunti di riflessione, curiosità all’interno di una relazione tra soggetti. E’ saggio considerare il processo narrativo occasione per costruire una relazione dialogica nella quale entrambi gli interagenti sono attivamente in ascolto e aperti al dialogo. Quando raccontiamo una storia dobbiamo sentirci coinvolti e allo stesso tempo coinvolgere anche attraverso un lavorio interpretativo.

Con la lettura si sviluppano molti processi cognitivi di varia natura: le metafore diffuse nella letteratura per l’infanzia ad esempio sono strumento di protezione, ma soprattutto introducono discontinuità a un pensiero di tipo lineare. I bambini comprendono che le parole e le immagini possono alludere anche a qualcosa di diverso creando nuove ed altre rappresentazioni mentali.

Ogni narrazione gode di una propria sequenzialità e organizzazione due principi ordinativi anche della realtà che circonda il bambino, grazie ai quali può migliorare il pensiero autobiografico, la capacità di raccontare se stesso. Le narrazioni quindi mostrano modalità con cui interpretare la realtà, ma non solo… sono anche risorsa per capire cosa succede dentro di sé, dare un nome alle emozioni e ai sentimenti, sviluppare una certa risonanza emotiva rispetto ai comportamenti assunti. Le vicissitudini dei personaggi narrati sono esempi di storie di amicizia, tradimento, paura, lealtà strumenti necessari al bambino per aver cura di sé in modo autonomo.

Spesso noi educatori siamo rappresentati come costruttori di ponti, allora invito tutti, genitori compresi a costruire il ponte della narrazione, attraverso la lettura, l’invenzione di storie, racconti e poesie con uno sguardo attento sia alla sfera cognitiva sia a quella emotivo- affettiva.

Raccontiamo tutte le storie ai bambini, anche quelle crudeli che affrontano temi scomodi e difficili, tuttavia contestualizzandole e tenendo conto di quale ruolo educativo abbiamo. Un valido esempio sono le fiabe classiche come Cappuccetto Rosso e Barbablù di C. Perrault (1697). D’accordo, sono storie terrificanti ma lo scopo di queste storie e fiabe è presentare le categorie del Bene e del Male, poiché il dolore fa parte della vita anche se di un bambino: la morte di un animale domestico, il tradimento o l’ingiustizia in un rapporto amicale. Sono tanti gli esempi che si possono fare, ma mi preme far notare che le storie se pur terribili sono filtrate da un linguaggio comprensibile dai bambini e l’uso di metafore e similitudini sono un velo di protezione per il bambino che allo stesso tempo non è deprivato dalla possibilità di elaborare e affrontare le difficoltà. Anche in questo caso le storie sono una risorsa più efficace rispetto alle spiegazioni date con un linguaggio da adulti o dall’esposizione anche involontaria a contenuti di cronaca trasmessi dalla televisione.

I benefici dati dalla lettura di un libro sono molteplici: cognitivi, culturali, emotivi, affettivi e relazionali quindi impegniamoci a dare l’opportunità ai bambini di incontrare numerosi buoni libri e albi illustrati in biblioteca o su uno scaffale di casa. Albi nei quali la narrazione data dalle parole è affiancata da una narrazione visiva iconografica, che non tende a spiegare o rappresentare, ma a complicare la narrazione. I buoni libri consegnano ai bambini parole nuove, tante domande e non risposte con un linguaggio semplice ma “nutriente”.

Infine i libri possono fungere da alleati rispetto alle capacità pedagogiche-educative e genitoriali rafforzando le relazioni. Oserei dire che possono addirittura instaurarle: penso alla figura del papà…per cui cari papà vi esorto a leggere tante storie alla vostra compagna e al bimbo che porta in grembo, avvolgetevi tutti nel caldo abbraccio della narrazione.

Seguono alcuni titoli consigliati:

  • “Zoom” di Istvan Banyai, Editore Puffin
  • “Insieme con papà” di Bruna Barros, Editore Il leone verde
  • “Chi me l’ha fatta in testa?” di Werner Holzwarth, Salani Editore
  • “Occhio ladro” di Chiara Carminati, Lapis Edizioni
  • “A fior di pelle” di Chiara Carminati, Lapis Edizioni
  • “Si può!” di Giusi Quarenghi, Franco Cosimo Panini Editore
  • “Castelli di libri” di Alessandro Sanna, Franco Cosimo Panini Editore
  • “Gioco il mondo. Piccoli passi” di Elisa Mazzoli, Editore Il leone Verde
  • “Bosch. L’avventura magica del giovane artista, il berretto, lo zaino e la palla…” di Thè Tjong- Khing, Beisler Editore
  • “Nel tuo letto!” di Emile Jadoul, Editore Babalibri
  • “Un uovo straordinario” di Leo Lionni, Editore Babalibri
  • “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, Editore Babalibri
  • “Pianoforte Bill” di Gianni Rodari, Emme edizioni
  • “Nella notte buia” di Bruno Munari, Corraini Edizioni

Bibliografia:

Campagnaro M. (a cura di) (2014), Le terre della fantasia. Leggere la letteratura per l’infanzia e adolescenza, Donzelli Editore, Roma.

Campagnaro M., Dallari M. (2013), Incanto e racconto nel labirinto delle figure. Albi illustrati e relazione educativa, Edizioni Erickson, Trento.

Gilda Chemello

Gilda Chemello nasce a Marostica nel 1990, dopo aver partecipato con curiosità ed entusiasmo ad un progetto promosso dalle scuole elementari e da un centro diurno per persone con disabilità della sua zona, ha saputo finalmente rispondere alla tipica domanda che le veniva posta dal mondo degli adulti: “Cosa vuoi fare da grande?” L’educatrice. Idea che ha cercato di concretizzare anni dopo laureandosi in Scienze dell’educazione e della formazione presso l’Università di Padova. Ora, presso lo stesso Ateneo, frequenta il corso magistrale di Culture, formazione e società globale. Ama vivere in mezzo alla campagna tra fiori, piante e animali dolcissimi. Cucinare e creare delle piccole meraviglie con materiali di vario tipo, sono i suoi passatempi preferiti.

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